Gallarate 10 Giugno 1997

Una fiaba dai colori taglienti e freddi (verde, azzurro, giallo acido, rosso carminio, bianco-viola),  con soggetti prevalentemente immobili (uno scultore che ruba un quadro,  un cavaliere a piedi con un asino al suo seguito,  Luciano Fabro che con un cammello rosso porta le bombole di gas per il fuoco), come assorti in un proprio pensiero (Lucio Fontana con un taglierino troppo grande e impossibilitato all’uso, un boscaiolo di fronte ad un albero indeciso sull’uso della propria scure, un cacciatore che sta per sparare ad un coniglio).
Ironia della sorte: il cacciatore ha un fucile finto, il coniglio si nasconde dietro il tronco  che il boscaiolo sta  per  tagliare,  mentre il boscaiolo guarda la sua  scure di gomma, il cavaliere non riesce a saltare in groppa all’asino in quanto una malformazione genetica lo costringe a terra per un piede di forma cubica aperta dove l’acqua piovana si deposita (piano piano l’acqua evapora grazie ad una resistenza da lavatrice mentre una pallina da ping-pong galleggia sulla superficie), Lucio fontana si guarda allibito la ferita alla spalla, provocatagli dal pugnale del cavaliere, da cui esce  sangue blu elettrico. E' un gioco, quello dell’Arte, in cui tutti sono coinvolti, ma nessuno sa perché e quale possa essere la causa. Una cosa è certa: ognuno è assorto nel proprio pensiero, quasi costretto dall’altro a difendersi

 


 

 

 

 

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