Titolo: P.P.: è meglio essere pompieri o popolari?… Nessuno dei due!…Ma allora!…il meteorite che alla nona ora ha colpito Papa Woytila aveva un guidatore?!.. "Si…, ma purtroppo è gravemente malato, ferito e quindi inabile alla guida!"

 

Lastra a Signa, Villa Caruso Bellosguardo.   Luglio – Agosto 2002 

 

 

Materiali: legno, carta catramata, cemento, tufo, colore acrilico

Dimensioni: 100 x 100 c.a.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Cosa c'è dietro il meteorite?….Niente!"

 
                            Come nel racconto della 'mosca' di Pirandello
[1], dove non si riesce a capire, se non alla fine,  quale sia la causa della malattia di un povero pastorello, così spesso il 'fare' artistico e, di conseguenza, le opere si intrappolano in una generica 'geometria' (neominimalista o neoconcettuale), sia essa di tipo costruttivo oppure esito di un  meccanismo di pensiero. Dall'altra parte è anche vero che, oggi ansiosamente alla ricerca di una certezza possibile per uscire dal caos della metodicità nonché da un mercato dell'Arte che ha reso il lavoro dell'artista più facile e semplice del lavoro di un carpentiere[2]  - garantendo per fortuna,  la sopravvivenza anche ad imbianchini, tapezzieri, stilisti, muratori, disegnatori, fotografi, cartonisti, plasticatori, parrucchieri, intellettuali, sarti, bricoloni[3], hobbisti e chi più ne ha più ne metta -  la geometria diventa quella ragnatela su cui inevitabilmente le 'mosche' si impigliano per colpa di quella ruvida pelosità delle loro zampe. "Depilati!..", mi direbbe mio cognato, ma così debole e infreddolito come un 'cavaliere del secchio'[4],  non riuscirei a sollevare e portare in casa neanche una manciata di carbone preso a credito, che mi permetterebbe di non morire assiderato nella gelida notte della steppa russa. Senza tragedie: è difficile pensare alla plastica-petrolio[5] come archetipo della nostra presunta modernità per superare lo spaseamento e lo svuotamento di contenuti.  "Ma dai!?… -  dice sempre il cognato -  Usa

dei materiali strani,  magari come quelli utilizzati sui set cinematografici per fare pupazzoni e mostri… e inventa una scena in cui i N.A.S. catturano Bin Laden con l'accusa di distribuzione di merce avariata ai ristoranti cinesi di Manhattan, e poi fotografala su un fondale di una strada di N.Y. [6]. Sarà un successone, farai i miliardi!!!." Forse è vero che l'artista è divenuto per necessità camaleontico[7] in un sistema che, assomigliando sempre più ad una  'ragnatela', costringe ad una pratica istintuale-razionale in grado di adeguarsi ad ogni possibile soluzione con la massima serietà morale e professionale.[8]  Ma l'intelligenza dell'Arte, quella indicata da Lucio Fontana e che ancora non sono riuscito a cogliere in tutti i suoi aspetti, ho l'impressione che si nasconda in metabolizzate materie zelig[9] e, con ironia, si prenda gioco di tutti noi. 

Matteo Donati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 1Cfr. Io e la mosca di Matteo Donati per la mostra Artedove di Fosdinovo, 1999

2 Cfr .Intervista di A. Masoero a Tom Sachs sul Giornale dell'Arte, Novembre 2001

3 Cfr. Arivivis  di Matteo Donati in Ipso facto, gennaio aprile 2000

4 Cfr. F. Kafka, Racconti, Meridiani

5 Si veda la ricerca artistica della cracking art del 1993

6  Si veda il caso di  Al Capone, ma soprattutto, al di là dell'ironia, questa potrebbe essere una bella idea per il prossimo lavoro di M. Cattelan

7 Oppure 'agente di diversità', come dichiara la curatrice della Biennale di Istambul

8 Forse è anche questo il motivo per cui oggi nelle fiere d'Arte si vendono bene Video, fotografia e Pittura

9 Ovvero una materia impoverita: quello che conta sono le intenzioni di qualità o di contenuto rapportate a problematiche sociali come auto-negazione di una propria creatività individuale